La città di San Severo

sansevero

1) da: G. Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in prospettiva, Napoli, 1703  2) San Severo Oggi  

Dimorarono re, regine, principi, e il grande Carlo V nel 1536

San Severo è situata nella parte settentrionale del Tavoliere e nel suo territorio sono stati individuati numerosi insediamenti neolitici che datano dal VI al III millennio a.C. Si succedettero insediamenti preistorici e protostorici, intervallati da lunghi periodi di abbandono. La sua storia ha inizio intorno all’anno mille, alcuni documenti che citano la nostra città risalgono al 1116. Nel suo territorio vi erano dieci Casali (alcuni erano Motte ), masserie fortificate e circondate da fossati. Fu punita severamente da Federico II per essersi a lui ribellata: “Nella nostra città furono abbattute non solo le mura, ma anche chiese e palazzi” (San Severo nei Secoli, U. Pilla e V. Russi, San Severo 1984 pag.40) e fu data in feudo ai cavalieri Templari. Anche costoro non la vollero, perché giudicarono gli abitanti poco inclini all’obbedienza. Carlo II d’Angiò nel 1307 soppresse i Templari d’accordo con il papa Clemente V e San Severo fu per poco tempo demaniale. A quei tempi le città venivano trattate come oggetti e merce di scambio, si compravano e vendevano unitamente ai loro abitanti e quelli di San Severo mal sopportavano questo andazzo. Finalmente il 5 novembre 1340 Roberto d’Angiò le concesse il Diploma di città regia. Il 9 febbraio 1344 Giovanna I, regina di Sicilia e poi di Napoli, rinnovò e riconfermò il diploma di città regia dichiarando che non poteva essere mai infeudata. Costei dimorò nella nostra città, in suo onore la chiesa di San Giovanni porta il suo nome e sulla porta della chiesa nel 1352 ella fece apporre una lapide. Nel 1458 il re Alfonso I d’Aragona soggiornò a San Severo e donò la città a Paolo di Sangro per ricompensarlo dell’aiuto fornitogli nella battaglia sostenuta contro Renato d’Angiò, sotto Orsara. Ma le vicende furono alterne e San Severo, come molte altre città si alleò nuovamente con Giovanni d’Angiò.. Nel 1462 l’esercito del re Ferdinando d’Aragona figlio di Alfonso I si accampò sotto le mura della città per contrastare gli Angioini, allora Niccolò Rosa, il più ricco commerciante del posto, andò al campo per chiedere perdono, portò le chiavi della città e chiese la pace agli Aragonesi. La ottenne ed ospitò il re a casa sua. Fu scacciato Carlo di Sangro, rinchiuso nel castello di Dragonara sul Fortore e San Severo tornò ad essere città regia fino al 1579, anno in cui fu venduta nuovamente. Intanto Ferdinando il Cattolico (Spagna) e Luigi XII ( Francia) si divisero il regno di Napoli e la Capitanata era toccata agli spagnoli. In Spagna, a Ferdinando il Cattolico successe Carlo V (1516) il quale a Napoli aveva il suo Viceré. Nei primi anni del suo regno, la notte del 19 febbraio 1521, un esercito di tremila soldati mercenari unitamente agli albanesi cercò di impossessarsi di San Severo, mentre la città dormiva, introducendosi per la casa di un tale Nicola di Benedetto. Un povero romita suonò le campane della chiesetta di San Sebastiano. La città si armò e cacciò i nemici. Il 26 settembre 1521 il Viceré Raimondo di Cordova, avendo il regno bisogno di denaro, vendette San Severo a Ferrante de Capua duca di Termoli per 40.000 ducati. La notizia inattesa colse tutti di sorpresa. Il documento, contrario ai diritti naturali delle genti, non fu accettato supinamente specialmente da colui che veramente teneva a cuore le sorti della città e, prima che il duca ne prendesse possesso, il Sindaco Tiberio Solis andò a Worms, dove si trovava Carlo V, presentò i diplomi di Roberto e Giovanna I e degli Aragonesi che dichiaravano San Severo “Città Regia” e perorò la causa della sua libertà. L’imperatore rinviò la decisione al Viceré il quale, ritenendo la vendita ben fatta, non volle prestare ascolto alle motivazioni, benché giuste. Il sindaco Tiberio Solis non si scoraggiò, raggiunse l’imperatore a Gand, chiedendo che la città fosse venduta a lui per 42.000 ducati. Non si potè opporre alcun diniego a questa offerta e con diploma del 9 maggio 1522 la città fu dichiarata nuovamente regia e inalienabile, perché riscatta da Tiberio Solis con l’esborso di 2.000 ducati in più. Questo fu il primo atto ufficiale nel lungo impero di Carlo V che sanciva l’avvio del declino del feudalesimo, potendo i sindaci riscattare le municipalità, affrancarle da ogni servitù ed acquisirne il demanio. Fu l’avido potere baronale a far cadere questa riforma che avrebbe avviato la rinascita anche nel Mezzogiorno d’Italia. Invece il feudalesimo cadde solo il 2 agosto 1806 quando Giuseppe Napoleone promulgò la legge contro la feudalità. Molte leggi rimanevano inefficaci per la disonestà di numerosi viceré che erano dei falliti in patria, mentre in Italia si arricchivano con l’appoggio dei baroni. Questi personaggi erano il lievito che alimentava la corruzione e il brigantaggio e i comuni dovevano lottare non poco per mantenere in vita la libertà, pur essendo oberati di debiti. Le fonti storiche locali ( vedi libro del Corteo) concordano nel riferire che nel 1536, Carlo V soggiornò a San Severo e nella chiesa di San Severino, durante una solenne cerimonia, confermò tutti i privilegi della città, insediò o confermò il governo municipale formato da 40 Reggimentari, la cui carica rese ereditaria, ne diminuì i balzelli, conferì titoli nobiliari. Per il popolo fu un evento quasi giubilare. Il grande imperatore visitava le città rese regie per verificarne il tipo di governo e San Severo era tra le più importanti tanto che era capoluogo di Capitanata e Molise. Le condizioni della città erano molto floride, vi era una buona borghesia, tanti mercanti e il commercio era fiorente, a San Severo si depositavano tutte le merci che venivano da Venezia ed arrivavano nel porto sul Fortore, primo porto utile nell’Adriatico, per poi partire per Napoli,Trani, Barletta e Salerno; ottima era l’agricoltura e abbondante l’allevamento. L’aria era salubre, il clima temperato, si viveva a lungo, gli abitanti erano robusti e godevano di ottima salute, le donne erano belle e graziose. Nel 1579 la città fu nuovamente venduta al Principe Di Sangro con un atto pressoché nullo e la complicità di alcuni traditori. San Severo fu dichiarata Città sin dal 9 marzo 1580 con Bolla del papa Gregorio XIII che qui trasferì la cattedra episcopale. Numerosi furono ancora gli eventi e non mancarono quelli funesti quale il terremoto del 1627, le pestilenze, ed altro.. Molti sono gli uomini illustri che l’hanno onorata e si sono distinti nei vari campi, ricordiamo il mastrogiurato Giacomo Pazienza protagonista della rivolta popolare del 1723 contro i Di Sangro che vessavano il suo popolo. Altro momento molto significativo furono i moti del 1799 in concomitanza con il costituirsi della Repubblica Partenopea, anche San Severo ebbe i suoi martiri, in città l’8 febbraio venne innalzato l’albero della libertà. Il breve sogno si infranse il 10 febbraio quando furono uccisi tutti coloro che vi credettero. Tutto questo ritardò il Risorgimento. In occasione del Bicentenario della Repubblica Partenopea (1999), il Centro Einaudi ha divulgato la conoscenza di quanto accadde a San Severo nel 1799, costituì il Comitato Internazionale “Donne ‘99” a carattere scientifico, storico e letterario e, inserendo la storia locale nella grande storia nazionale ed europea, portò in Italia ed in Europa gli avvenimenti locali, oragnizzò Convegni, mostre e pubblicazioni. Fu messa in scena un’opera ispirata ai fatti dal tito
lo” San Severo 1799”. In tanti consessi risuonava il nome della Città di San Severo e l’amore per la libertà dei suoi “ martiri” diventava denominatore comune con le virtù di G.Filangeri, Mario Pagano e D.Cirillo. Da Palazzo Serra di Cassano in Napoli, alle sale della Corte Costituzionale a Roma alla presenza del Presidente della Repubblica, al Teatro “G.Verdi” di San Severo si elevava un unico desiderio: quello di far conoscere i principi ispiratori del diritto e del Risorgimento italiano, della nostra Costituzione e della nostra Repubblica per diffondere la conoscenza della nostra storia, con l’intento di mettere in evidenza lo spirito fiero, orgoglioso, desideroso di libertà che ha sempre caratterizzato la nostra gente. San Severo continua ad essere protagonista degli eventi storici: dai conflitti mondiali fino ai giorni nostri.